venerdì 4 gennaio 2008

Gli esordi di Nino 1 ("I want a Monkiss on my back... and not only there...")



Parliamo ancora di Nino Ferrer, ma stavolta facciamo un grande salto all'indietro, quando il Nostro era ancora uno sconosciuto e annaspava nelle torbide acque della gavetta. Verso la metà degli anni '50, al Caffè "La Faluche" di Parigi, vicino al teatro dell'Odéon, il cantautore italo-francese conobbe Richard Bennett, un batterista dilettante che con lui condivideva l'amore per il jazz e per Louis Armstrong. Divennero inseparabili, e insieme formarono un'orchestina in puro stile New Orleans che si esibiva prevalentemente nel Giardino del Lussemburgo, nel VI arrondissement, e sui marciapiedi della Senna, all'altezza del Pont Neuf. Fu allora che Nino accantonò temporaneamente la chitarra ed il contrabbasso, imparati da autodidatta, per dedicarsi al banjo. Il 25 maggio del '53, Nino si innamorò perdutamente di una certa Claire che, se lo abbandonò a distanza di un anno troncando bruscamente la loro relazione, in compensò fu fonte d'ispirazione per uno dei suoi più celebri brani, "C’est irréparable (un an d’amour)". Quello stesso anno, Agostino Arturo Maria Ferrari si laureò alla Sorbona in Lettere e Filosofia. Ma la sua carriera nel mondo universitario non terminò con la licenza. Dopo l'incontro col Professor André Leroi-Gourhan nell'ambito di una specializzazione in Etnologia, infatti, si appassionò alla cultura dell'uomo preistorico, partecipò a diversi scavi archeologici, e tenne anche numerose conferenze in Francia e Spagna. Nel frattempo, però, Nino non trascurava la sua vera passione, quella per la musica, irrinunciabile e "primigenia" quanto la materia che andava approfondendo in ambito accademico, e continuava perciò a militare nei Dixie Cats di Richard Bennett. Nel 1956, il gruppo del batterista - attrazione del rinomato cabaret "Le Boeuf Sur Le Toit" e animatore delle serate musicali parigine - vinse il torneo annuale delle band "esordienti" nella categoria jazz di New Orleans, guadagnandosi così la possibilità di esibirsi alla "Grande Notte del Jazz", nella famigerata sala Wagram, al fianco delle più rinomate orchestre e di musicisti del calibro di Sidney Bechet.
Tra il '57 ed il '58, i "Cats" suonarono prevalentemente al "Théâtre du Vieux-Colombier" e, forti di un'accresciuta notorietà, anche nelle feste di gala di importanti istituti: tra le altre, quella del Politecnico nel '57, e quella della Scuola Superiore Aeronautica nel '58.
Come tutti gli artisti che hanno qualcosa da esprimere, però, Nino desiderava ottenere successo con le proprie canzoni, e non adagiarsi sul repertorio altrui. Prese quindi a proporre dal vivo pezzi come "C’est irréparable" o "Le blues des rues désertes", invero senza tanto riscontro, visto che gli ci vollero ancora parecchi anni prima di riuscire ad "imporre" le sue composizioni.
Nel gennaio del 1959, i Dixie Cats (Richard alla batteria, Nino al contrabbasso, Patrick Joubert al piano, Stéphane Guérault al clarinetto, Roland Hugues alla tromba, Jef Mariette e Christian Guérin al trombone) ottennero comunque un "incarico" di grande prestigio: oltre ad accompagnarlo nei suoi concerti, incisero assieme a Bill Coleman un EP intitolato "Bill Coleman presents Richard Bennett and The Dixie Cats". Il sodalizio col celebre trombettista statunitense si protrasse per circa un biennio.
Tuttavia, nel 1961 - dopo una tournée con i Chaussettes Noires (i famosi "Calzini neri" di Eddy Mitchell), la partecipazione al Festival del Jazz d'Antibes Juan-les-Pins, in cui aprirono gli spettacoli di Count Basie e Ray Charles, e con l'inarrestabile avanzata del rock 'n' roll - i Dixie Cats apportano delle sostanziali modifiche alla band. Richard e Nino decisero di abbandonare il ritmo ternario del jazz per quello binario del rock. Nino rimpiazzò il contrabbasso con un basso elettrico, Stéphane Guérault il suo clarinetto con un sax alto. Richard, invece, ingaggiò un pianista, due chitarristi ed una cantante. Persino il nome del gruppo non rimase indenne da questi repentini sconvolgimenti: si passò così da "Dixie Cats" a "RB RB" ossia "Richard Bennett Rhythm 'n' Blues". Ecco la spiegazione di questa fulminea metamorfosi nelle parole dello stesso Bennett: "Sans trahir nos influences ni sombrer dans une démagogie musicale cristallisée par le rock et autre twist, une certaine 'adaptation' s'imposait au sein du groupe, dont le seul nom était évocateur du jazz. Metamorphosé en 'Richard bennett & R 'n' B', nous souhaitons alors intégrer un chanteur au sein du groupe" (http://golfdrouot.ifrance.com/ricbent.html).
Sempre nel '61, Nino Ferrer, assieme a Stéphane Guérault, fondò un nuovo gruppo rock, i Red Caps, che però ebbe vita brevissima. Già agli inizi del '62, infatti, il cantante, che si sentiva troppo vecchio (!) per indossare i panni del rocker, si esibiva da solo nei cabaret della Rive Gauche. A partire da febbraio, sotto lo pseudonimo di Laurent Tosca e accompagnato soltanto dalla sua chitarra, Ferrer animò per qualche mese le serate del locale "La Bouquinerie", ma in estate si unì alla band del trombettista Gilles Thibault TNT (Twist and Twist). Dopo un'intensa stagione estiva, però, Nino si ritrovò di nuovo da solo, senza gruppo e senza ingaggio. Nel 1963, quindi, rientrò in seno all'orchesta dell'amico Richard Bennett, che nel frattempo accompagnava regolarmente la cantante americana Nancy Holloway... (continua)

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