

Valerio Barigozzi (Johnny Dorelli), giornalista fallito che sbarca il lunario curando "la piccola posta del cuore" di un quotidiano con lo pseudonimo "Contessa Esmeralda", un giorno riceve la lettera di un potenziale assassino che gli annuncia di voler ammazzare un attore televisivo. Sempre in cerca del "grande colpo all'americana", Barigozzi si reca al macabro appuntamento e scopre che il mostro ha mantenuto la sua delittuosa promessa. Altri omicidi si susseguono e Barigozzi, ormai divenuto interlocutore privilegiato dell'assassino, ne è sempre informato in anticipo. Questo strano filo rosso che lo lega al serial-killer lo rende sì ricco e famoso (i suoi vecchi libri gialli verranno ristampati, ma stavolta senza pseudonimo anglofono), ma gli procurano anche numerosi grattacapi con la polizia, che lo arresta e lo costringe a dimostrare la propria innocenza. Ma la trama gialla del film ha pure un preciso sottotesto: la parabola ascendente del Barigozzi, da oscuro redattore con scrivania a ridosso del cesso a editorialista di prim'ordine, è contaddistinta da un difficile rapporto con il timido e complessato figlio, che dapprima ha subìto la frustrazione e il livore paterni, per essere poi sostanzialmente accantonato dal genitore con il sopraggiungere della tanto agognata notorietà. Luigi Zampa, che negli anni del boom economico aveva giocosamente sferzato le italiche debolezze, qui si fa crudele e spietato, facendo del suo protagonista un campione di cinismo ed ipocrisia, un inguaribile opportunista che se ne frega del mondo e delle sue sventure, se non nella misura in cui possono tornargli utili. Il vero mostro, dunque. La sceneggiatura di Sergio Donati - siamo dalle parti di "L'asso nella manica" di Billy Wilder - è perfetta, e Johnny Dorelli, forse, alla miglior prova della sua carriera. Livido e disperato il finale. (Il Corbaccio)
P.S. La copertina del DVD è un obbrobrio.
Soundtrack

Ai più, il nome di Aldo Lado dirà ben poco. Eppure, nell'arco di meno di un lustro, dal 1971 al '75, questo misconosciuto regista e sceneggiatore italiano - che neppure la tardiva riscoperta del cosiddetto "cinema di genere" dei Seventies è riuscito completamente a ripescare dall'oblio (persino "quei bravi ragazzi" di Nocturno non gli hanno dedicato un intero allegato!) - ha sfornato tre sublimi pellicole: La corta notte delle bambole di vetro, un thriller claustrofobico e satanico dal forte sottotesto politico; Chi l’ha vista morire?, un giallo psicologico fitto e "denso" come la nebbia che avvolge le calli veneziane in cui è ambientato; e L'ultimo treno della notte, sadico "revenge-movie" di gran lunga superiore a quello che viene unanimemente considerato il suo modello, ossia L'ultima casa a sinistra di Wes Craven (impagabili, in tal senso, le interpretazioni di Flavio Bucci e Franco Fabrizi). Anche se il nostro Aldo, già aiuto di Bernardo Bertolucci per Il conformista, ha da tempo abbandonato la mdp (ora è un "insospettabile" produttore esecutivo), i suoi tre succitati film sono facilmente reperibili sia in vhs che in dvd (quantunque occorra rivolgersi al mercato estero per il supporto digitale de L'ultimo treno della notte). Lo stesso dicasi per le relative colonne sonore, tutte composte dal Maestro Ennio Morricone. Qui vi offro un assaggio della Soundtrack di Chi l'ha vista morire?, pubblicata da una meritoria etichetta nostrana, che ha scovato, in ottime condizioni, il master stereofonico dell'album originale. Si tratta della "title-track", interpretata, come le altre 9 tracce dell'album, da un coro di voci bianche. Le canzoni - i cui testi sono in parte popolari, in parte scritti da Maria Travia, moglie e musa del compositore - sono eseguite con una strumentazione moderna (batteria, chitarra elettrica, tastiere), e la loro dolcezza è volutamente contrapposta alla violenza degli efferati delitti descritti nel film... Consiglio caldamente l'acquisto del disco...