venerdì 21 marzo 2008

The Housemartins - Now That's What I Call Quite Good (1988) - "The London Calling" ovvero "Una gita scolastica"





Se proprio in questi giorni il mio Winamp sta "macinando" una spumeggiante raccolta degli "Aiglons" del 2005 (incredibile pensare che questi ragazzi di Losanna abbiano imparato il "surf" sulle placide acque di un lago alpino, e non sulle onde californiane...), erano anni, invece, che non sentivo "Caravan of Love" degli Housemartins. Forse, appunto, da quel "fatidico" 1987 in cui conseguii il diploma delle medie inferiori. Agli inizi di luglio (o era agosto?) - chiuso un "capitolo" educativo così delicato ed importante -, partii alla volta di Londra con una gita organizzata dalla scuola. Il gruppo era eterogeneo, costituito da studenti di diverse classi. Tuttavia, l'afosa e canicolare mattina della partenza, nel piazzale antistante all'edificio scolastico, fu subito chiaro a tutti che il viaggio sarebbe stato decisamente "fantozziano": il pullman che ci era stato originariamente destinato, si ruppe poco prima di caricare noi e i nostri bagagli, per essere rimpiazzato alla bell'e meglio da un autoveicolo con quattro poltrone in meno. Il nostro nuovo mezzo di trasporto, su cui avremmo trascorso le successive 24 ore, aveva sì il frigobar e il videoregistratore (in un certo senso, quindi, era anche all'avanguardia), ma il primo era implicitamente riservato ad autisti e professori, ed il secondo proiettava, come un ossessivo e "orrorifico" loop, "Top Gun". Potevano bastarmi le "ardite" quanto risibili imprese di Goose, Maverick, Iceman e compagnia bella? (Già è inquietante che mi ricordi i nomi dei personaggi...). Potevo accontentarmi del melenso tormentone di "Take My Breath Away"? Ovviamente no, soprattutto perché la recente promozione e la trasferta internazionale mi procuravano quel senso di onnipotenza che prima o poi s'impossessa malauguratamente di ogni "pischello". Ero un "adulto", ormai, e come tale potevo - anzi dovevo - dimostrare le mie nuove "facoltà". Così, al disagio che stavo patendo, aggiunsi del mio: scommisi con il mio miglior amico dell'epoca (gli amici vanno e vengono, proprio come le età della vita) che sarei rimasto sveglio sino all'arrivo. Ma non potendo contare su caffeina e nicotina, allora ancora interdette, dovetti ripiegare sugli A-ha. Ebbene, il "pop sintetico" del gruppo norvegese sortì gli effetti desiderati: pur avendo vacillato per qualche minuto nei pressi di Parigi (saranno state le 2 o le 3 di notte), la mattina seguente scesi a Canterbury senza aver mai chiuso gli occhi. Inutile dire che vagai come uno zombie tra le vie della splendida cittadina medievale e sotto le arcate della sua famosa Cattedrale. In compenso, però, sperimentai uno "stato alterato di coscienza" che immagino simile a quello indotto dall'assunzione di peyote. La mia prima vacanza in Terra d'Albione fu tuttavia memorabile per molti altri apetti. Non ultimo l'approfondimento della conoscenza di una ragazzina di una classe attigua alla mia. Mi pare di ricordare che si chiamasse Tania (chissà se con la "i" o con la "y"!). Nonostante mi avesse sempre colpito per la sua compostezza ed il suo pudore, uniti ad un grado di preparazione che superava di gran lunga quello dei suoi coetanei, mi riservò alcuni inequivocabili gesti di "casta intimità", prima sul pullman e poi, a più riprese, nel corso del nostro tour londinese... Sfiorarmi delicatamente con le sue acerbe e candide mani, sedermi in grembo trasmettendomi il tepore adolescenziale delle sue cosce... Basta, mi fermo qui, prima di essere completamente sopraffatto dalla rovinosa "sindrome di Humbert Humbert"... È superfluo aggiungere che i "segnali amorosi" della procace e sagace ninfetta, pur centrando il bersaglio, non ebbero alcuno strascico (che in ogni caso sarebbe stato di natura quasi esclusivamente platonica): lei aveva un anno in più, una differenza abissale quando non si sono ancora compiuti i 14 anni.
"Embè - vi chiederete - che c'entra questo lungo racconto con gli Housemartins?" C'entra, c'entra: che si trovasse tra le mummie del British Museum o in mezzo ai "Corbacci" reali della Torre di Londra, la dolce Tania cinguettava di continuo le prime note di "Caravan of Love", una canzone che da allora, proprio grazie alla sua vocina angelicata, è diventata la "colonna sonora originale" del mio primo viaggio in Inghilterra...

Tracklist:

01) I Smell Winter
02) Bow Down
03) Think For A Minute!
04) There Is Always Something There To Remind Me
05) The Mighty Ship
06) Sheep
07) I'll Be Your Shelter
08) Five Get Over Excited
09) Everyday's The Same
10) Build
11) Step Outside
12) Flag Day
13) Happy Hour
14) You've Got A Friend
15) He Ain't Heavy
16) Freedom
17) The People Who Grinned Themselves To Death
18) Caravan Of Love
19) The Light Is Always Green
20) We're Not Deep
21) Me And The Farmer
22) Lean On Me
23) Drop Down Dead
24) Hopelessly Devoted To Them

Nessun commento: