domenica 2 novembre 2008

Philippe Sarde/Roman Polanski: Tess & Le locataire Original Soundtracks



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AFFITTASI APPARTAMENTO

Palazzo tranquillo - Ammobiliato 2 stanze

Il precedente inquilino si è suicidato


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sabato 1 novembre 2008

Liar, Liar - The Best of The Castaways





Con la sua fulminante e sincopata introduzione d'organo, titillata da due semplicissimi pizzichi di chitarra elettrica, e seguìta a ruota da un favoloso ritornello in falsetto, "Liar, Liar" è una delle indiscusse regine del garage-rock statunitense degli anni '60. Fu incisa nel 1965 per conto dell'etichetta "Soma" e raggiunse velocemente il 12° posto nella classifica di Billboard. Io la conobbi nel lontano 1987, in un cinema vicino casa che ormai ha spento la lampada di proiezione da diversi anni. A presentarmela, sul piatto di un giradischi militare, fu l'irriverente DJ Adrian Cronauer/Robin Williams di "Good Morning Vietnam". Fu amore a primo udito, tant'è vero che mi fiondai sul 33 giri della colonna sonora come un agguerrito marine su un vietcong. Certo, nel film di Barry Levinson - regista dalla carriera incredibilmente discontinua - si ascoltavano anche i Searchers e gli Them, Martha Reeves e Wayne Fontana, senza contare James Brown e i Beach Boys... Ma "Liar, Liar" dei Castaways, assieme a Forest Whitaker, rappresentarono le mie due personali "scoperte" (Williams da Ork, al contrario, mi aveva già insegnato da parecchio il suo "nano-nano"). Quando fecero breccia nelle hit-parade, i Castaways si esibivano regolarmente già da tre anni, perlopiù in occasione delle feste dei college. Il gruppo, infatti, si era formato a Minneapolis nel 1962 attorno al nucleo Roy Hensley (chitarra), Dick Roby (basso) e Denny Craswell (batteria). Ma fu in seguito alla trasformazione in quintetto, con l'aggiunta di Bob Folschow (chitarra solista) e Jim Donna (voce, organo e piano, autore dei pezzi), che il gruppo conseguì il vero successo. Un successo mai più bissato, nonostante l'apparizione dei cinque ragazzi nel film "It's a bikini world" (1967). Una vera e propria meteora beat, che nonostante tutto continua la sua lenta combustione (la band si produce in "Class Reunion", "Private Party" e Convention varie). Nel 1999, dei Castaways è uscita un'antologia a cura della "Plum Records", intitolata "Liar, Liar - The Best of the Castaways" e di ormai difficile reperibilità. (Il Corbaccio)

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"Liar, Liar" lyrics

Chorus: Liar, liar, pants on fire
Your nose is longer than a telephone wire

Ask me, baby, why I'm sad
You've been out all night, know you've been bad
Don't tell me different, know it's a lie
Come kill me, honey, see how I cry

Why must you hurt me, do what you do
Listen here, girl, can't you see I love you
Make a little effort, try to be true
I'll be happy, not so blue

Chorus

If you keep on tellin' me those lies
Still goin' out with other guys
There'll come a day I'll be gone
Take my advice, won't be long

When that day comes, won't be mad
Be free of you, but I'll still be sad
In spite of your cheatin', still love you so
I'll be unhappy if I let you go

Chorus

Last Scene di Paul Verhoeven



"Last Scene" rappresenta l'11° episodio della terza stagione della serie TV americana "The Hitchhiker", nota in Italia col titolo "I viaggiatori delle tenebre". Andato in onda negli States il 25 marzo 1986, l'episodio è diretto da Paul Verhoeven, regista tra gli altri, di "Kitty Tippel", "Il quarto uomo", "Basic Instinct" ed il recente "Black Book". Il mediometraggio in questione narra la storia di un'attricetta così poco dotata che rischia di mandare a monte le riprese dello slasher-movie di cui è protagonista. Per rendere l'inetta all'altezza dell'ultima fondamentale scena, il regista della pellicola, interpretato da Peter Coyote ("Luna di fiele"), prima la seduce e poi la terrorizza facendole credere di essere realmente minacciata dal killer della finzione.

P.S. L'episodio è in inglese senza sottotitoli...

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Les Baxter - Cry Of The Banshee + The Edgar Allan Poe Suite



Cry Of The Banshee (Satana in corpo)

Un film di Gordon Hessler. Con Vincent Price, Hugh Griffith, Essy Persson, Elisabeth Bergner, Stephen Rea. Genere Horror, colore, 87 minuti. - Produzione Gran Bretagna 1970.

Nell'Inghilterra del XVI secolo un nobile, con l'aiuto del sanguinario figlio, perseguita le streghe, ma saranno le streghe a sterminare la famiglia. Un piccolo horror stregonesco con piccole perversioni erotiche e uno sviluppo narrativo inadeguato allo spunto di partenza. Vincent Price di elegante efficacia.

(Il Morandini, Zanichelli, Bologna, 2006).

Tracklist:

Side One
Cry Of The Banshee (Simphonic suite based on themes from the motion picture score)

Side Two

The Edgar Allan Poe Suite:
A. The Tell-Tale Heart
B. The Sphinx
C. The Cask of Amontillado
D. The Pit and the Pendulum

Composed and conducted by Les Baxter

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venerdì 31 ottobre 2008

Napoléon di Abel Gance



«La vita di Napoleone Bonaparte (1769-1821) dall'inverno del 1781 quando, dodicenne, frequenta il collegio militare di Brienne sino all'inizio della campagna d'Italia quando, ormai Generale, nell'aprile 1796 guida nella battaglia di Montezemolo (Cuneo) quella che sarebbe diventata la grande Armée. Nel faraonico progetto di Gance (1889-1981) doveva essere solo il primo di sei episodi di un gigantesco affresco napoleonico sino a Waterloo e Sant'Elena. Il cineasta non riuscirà a girare che questo, finanziato da un gruppo di produttori (tra cui Pathé) e di banchieri, che misero a disposizione la cifra, allora altissima, di 18 milioni di franchi. Frutto di 14 mesi di riprese e di 450.000 metri di pellicola impressionata (circa 40 ore), il film ebbe la sua anteprima pubblica il 7 aprile 1927 all'Opéra di Parigi dove fu proiettata, però, una copia dimezzata rispetto all'edizione originale di 12.000 m, circa 7 ore di proiezione a 24 fotogrammi al secondo (nel muto, però, i film erano proiettati a velocità variabile: 16, 18 o 20 fotogrammi al secondo.) “Napoleone – disse Gance – è un parossismo della sua epoca, la quale è un parossismo della storia. E il cinema è, per me, il parossismo della vita.” La più visionaria tra le opere di un cineasta visionario, Napoléon è caratterizzato da molte innovazioni espressive e tecniche. La più celebre è il sistema Polyvision che consiste nell'uso di 3 schermi affiancati che allargano la visione, come si sarebbe fatto 25 anni dopo col Cinerama. Gance lo impiegò in 3 sequenze, quella del dibattito alla Convenzione, quella del “Ballo delle vittime” e quella della marcia dell'esercito francese verso l'Italia (quest'ultima è l'unica che oggi possiamo vedere, perché Gance in un momento di sconforto distrusse le altre due). Gance inventò e impiegò anche diversi dispositivi per mettere la cinepresa in movimento (a dorso di cavallo, in ceste oscillanti nell'aria, ecc.), ricorse a sovrimpressioni multiple, allo split-screen, ottenuto artigianalmente, all'uso soggettivo della cinepresa. Il regista fece muovere parecchio la mdp perché lo spettatore doveva “incorporarsi al dramma visivo”.
“... La forza specifica di Napoléon consiste soprattutto nella varietà dei toni e dei registri nei quali Gance ha voluto incastonare questo gigantesco affresco” (Jacques Loucelles). È un proposito che Gance perseguì anche a livello narrativo, mescolando le storie quotidiane di personaggi anonimi e la Storia con la maiuscola. È ovviamente un Napoleone “visto da Abel Gance”, cioè storicamente opinabile. Un critico gauchiste dell'epoca, Léon Moussinac, scrisse che “non ha più verità storica della Chanson de Roland”, aggiungendo che era “un Bonaparte per apprendisti fascisti”. Qui esagerava: traspare dal film un'esplicita identificazione di Gance con il suo eroe, ma la sua volontà di potenza coincide con quella che Gance attribuiva a se stesso come regista demiurgo e stratega: il suo campo di battaglia era il cinema. Pur nella loro enfatica magniloquenza, che sfiora persino l'ingenuità, non sono poche le sequenze memorabili, tra cui la tempesta durante il viaggio dalla Corsica alla Francia, l'assedio e la presa di Tolone, il discorso del Generale alla Convenzione, l'arrivo dell'esercito francese in Italia. Oltre a Dieudonné, austero protagonista dai tratti aquilini, spiccano le interpretazioni di Artaud (Marat), G. Manès (Giuseppina), Annabella (l'innamorata infelice). Non esisteva una “edizione originale” di Napoléon. Qualcuno ne ha contate 19. La 13ma cioè la 1ma versione sonorizzata Napoléon Bonaparte vu et entendu par Abel Gance (1935) fu curata dallo stesso regista, comprende scene nuove girate nel 1934, con nuovi attori, e circolò, almeno in Francia, per una ventina d'anni; ne esiste un'altra del 1971 Napoléon et la revolution anch'essa supervisionata da Gance. La partitura originale, scritta da Arthur Honegger per l'anteprima all'Opéra, risultava perduta, ma è stata recuperata negli anni '80. Consiste in sette brani per altrettanti episodi, più un ottavo (Danse des enfants), tratto da Honegger da una sua pantomima musicale giovanile. Negli anni '70 l'inglese Kevin Bronlow approntò 2 versioni successive del film di 290 e di 313 minuti con una partitura musicale di Carl Davis. Su quelle due versioni si è basato Francis F. Coppola per le proiezioni al City Music Hall nel 1981, con la musica del padre Carmine. In televisione il film passa generalmente in un'edizione di 110 minuti.»

(da Il Morandini – Dizionario dei film, Zanichelli, Bologna, 2006 & Cristina Bragaglia, Storia del cinema francese, Tascabili Economici Newton, Roma, 1995).

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Grazie a Taringa!

martedì 27 maggio 2008

Ciao Sydney






Non sono un esperto di necrologi, né avevo nel cassetto della scrivania un "coccodrillo" pronto per il grande Sydney Pollack, morto ieri all'età di 73 anni nella sua casa di Los Angeles. Oltre che regista e produttore cinematografico, Pollack è stato anche un ottimo attore. Il Corbaccio, che ha avuto l'onore di conoscerlo di persona al Festival di Venezia del 2000, lo ricorderà sempre nei panni dell'agente di Michael Dorsey/Dustin Hoffman in "Tootsie", uno dei suoi film più celebri ed acclamati. Nel videoclip qui sopra potrete gustare anche voi l'esilarante battibecco tra l'esasperato George (Pollack) ed il "fiero rompipalle" Michael (Hoffman), una scoppiettante girandola di battute degna del miglior Ben Hecht (non a caso, l'American Film Institute ha posto "Tootsie" in seconda posizione nella sua classifica delle migliori cento commedie statunitensi). A chi conoscesse poco o niente dell'opera di Pollack, consiglio caldamente di vedere almeno "Non si uccidono così anche i cavalli?", "Yakuza" e "I tre giorni del Condor".

P.S. Per facilitare la comprensione del video, in inglese e non sottotitolato, ne ho trascritto la parte finale, in cui i dialoghi si fanno più serrati. Eccola:

Sydney Pollack/George Fields: You've got one of the worst reputations in this town, Michael. Nobody will hire you.

Michael Dorsey/Dustin Hoffman: Are you saying that nobody in New York will work with me?

Sydney Pollack/George Fields: Nobody in Hollywood wants to work with you either. I can't even send you up for a commercial. You played a tomato for thirty seconds, and they went over schedule because you wouldn't sit down.

Michael Dorsey/Dustin Hoffman: Yes, it wasn't logical.

Sydney Pollack/George Fields: You were a tomato! A tomato doesn't have logic. A tomato can't move!

Michael Dorsey/Dustin Hoffman: That's what I said. So if it can't move, how's it going to sit down? I was a stand-up tomato. A juicy, sexy, beefsteak tomato! Nobody does vegetables like me! I did an evening of vegetables off-Broadway! I did the best tomato, the best cucumber! I did an endive salad that knocked the critics on their ass!

Sydney Pollack/George Fields: Michael, I'm trying to stay calm here. You are a wonderful actor...

Michael Dorsey/Dustin Hoffman: Thank you.

Sydney Pollack/George Fields: ... but you're too much trouble. Get some therapy!

lunedì 26 maggio 2008

Michel Gondry sulle Strisce Bianche



È uscito nelle sale "Be Kind Rewind - Gli acchiappafilm", il nuovo film di Michel Gondry ("Se mi lasci ti cancello", "L'arte del sogno"). In attesa di vederlo, ecco due videoclip che il regista francese, in passato, ha realizzato per gli White Stripes: "Dead Leaves And The Dirty Ground" e "The Hardest Button to Button". Causa repentina associazione di idee, posto anche una mia vecchia recensione dell'album "Get Behind Me Satan"...






Ad un primo, distratto ascolto, molti fan degli White Stripes potranno rimanere scioccati dal nuovo album della band di Detroit. Con "Get Behind Me Satan", infatti, i "fratelli" Jack e Meg White (rispettivamente voce/chitarra e batteria) hanno accantonato il rock strettamente guitar-based che li ha resi celebri, e hanno prodotto il disco più sperimentale della loro carriera. Tutti i 13 brani del disco, registrato in appena 14 giorni nei Third Man Studios, sono stati concepiti a partire da piano, chitarra acustica e marimba, e soltanto in tre di essi Jack dà libero sfogo ai suoi virtuosismi sulle sei corde. Il primo è "Blue Orchid", in cui un inconsueto canto in falsetto in stile Prince si innesta su un riff ossessivo ed ipnotico, nella migliore tradizione del glorioso hard-rock anni '70. Il secondo, "Instinct Blues", è un blues elettrico divinamente ruvido, sporco e selvaggio che Jimi Hendrix avrebbe senz'altro adorato. Il terzo, infine, è "Red Rain", di nuovo un potente rock-blues, percorso però da folgori di acidissima psichedelia. Ma è negli altri pezzi dell'album che si avverte il cambio di rotta delle Strisce Bianche (o, meglio, la loro strabiliante versatilità musicale). "The Nurse" si apre come una delicata melodia caraibica (il canto è quasi un sussurro, e lievi sono i tocchi di maraca e marimba), per essere poi "pugnalata" da violenti affondi di chitarra e batteria. "My Doorbell" è un irresistibile e trascinante divertissement honky-tonk, mentre sulla contagiosa ballata "Little Ghost" è decisamente palpapile l'influenza della stella country Loretta Lynn, della quale Jack ha prodotto l'ultimo disco. Decisamente notevoli sono anche "White Moon", struggente "notturno per piano", "The Denial Twist", energico r'n'r, e "I'm Lonely", coinvolgente gospel che sembra sbucato dagli anni '50. Nell'album - assolutamente da possedere - c'è anche spazio per la voce di Meg, che canta la breve ed ambigua filastrocca "Passive Manipulation". (Il Corbaccio

The Stripes' clips